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La coppia ansioso-evitante vista da entrambe le parti

Quando uno stile ansioso incontra uno stile evitante, le liti tendono a seguire lo stesso copione: una persona cerca il contatto, l’altra si tira indietro, e senza volerlo ognuna esaspera la reazione dell’altra. Qui trovi come funziona questo ciclo, cosa dice la ricerca su queste coppie e come rallentarlo.

Testo: la redazione di ECRtest · Aggiornato il 9 ottobre 2026 · 11 minuti di lettura

In breve

  • Sotto stress una persona cerca vicinanza e l’altra ha bisogno di spazio: così parte il ciclo.
  • Due stili opposti, ansioso ed evitante, si attirano? Le ricerche non sono concordi.
  • Questa coppia non è condannata: dalle etichette degli stili non si prevede come andrà una relazione.
  • Il ciclo si allenta quando le pause vengono annunciate in anticipo e le richieste sono gentili e dirette.

Come funziona il ciclo ansioso-evitante

Di solito le cose vanno così. Qualcosa scuote la coppia: una risposta secca, un programma saltato, la stanchezza di una settimana pesante. Per chi ha uno stile ansioso, in quel momento conta soprattutto ritrovare il contatto: parlarne e sentirsi dire che va tutto bene, adesso e non domani. A chi ha uno stile evitante serve il contrario: allontanarsi e sbrigarsela da sé finché la tensione non scende. Ognuna delle due persone fa ciò che la aiuta a calmarsi.

Il guaio è che ogni mossa colpisce proprio il punto sensibile dell’altra persona. Per chi ha lo stile evitante, una raffica di domande e messaggi suona come una pressione, e allora si allontana ancora di più. Per chi ha lo stile ansioso, quel silenzio sembra un raffreddamento, e allora insiste di più. Dopo qualche giro la lite non riguarda più la risposta secca, ma il ciclo stesso: «non mi ascolti mai» contro «non mi lasci respirare». Molte coppie lo descrivono come una trappola. Chi studia le coppie parla di dinamica di richiesta e ritiro (in inglese demand-withdraw).

Le ricerche trovano questo schema decisamente più spesso quando almeno una delle due persone ha un attaccamento insicuro. In un’indagine su 147 coppie, quelle con almeno uno stile insicuro riferivano distanze maggiori tra la vicinanza desiderata dall’una e dall’altra persona, e più comunicazione di richiesta e ritiro, rispetto alle coppie con due stili sicuri (Millwood & Waltz, 2008). In un altro studio le coppie con due stili insicuri descrivevano i livelli più alti di richiesta e ritiro e di evitamento reciproco, mentre quelle con due stili sicuri descrivevano la comunicazione più costruttiva (Domingue & Mollen, 2009).

Cosa si prova da una parte e dall’altra

Da fuori il ciclo sembra la testardaggine di due persone. Da dentro, ognuna è convinta di stare soltanto difendendosi, e a modo suo ha ragione.

  1. Chi insegue. Per chi insegue, il silenzio fa scattare un allarme: se l’altra persona tace, qualcosa non va. Nessun nuovo messaggio vuole essere un attacco: è un tentativo di sentire di nuovo il legame. Più dura il silenzio, più l’ansia cresce e più le parole si fanno taglienti, ma sotto c’è sempre la stessa richiesta: «Dimmi che tra noi va tutto bene».

  2. Chi si ritira. Per chi si ritira, la pressione significa dover spiegare sentimenti che non hanno ancora parole, oppure farsi travolgere dall’ansia di qualcun altro. Una pausa dà il tempo di calmarsi e mettere in ordine i pensieri. Allontanarsi non vuol dire «non mi importa». Spesso ci si allontana proprio perché ci si tiene, e semplicemente non si sa ancora cosa dire.

In questa storia non ci sono colpevoli. Le due persone vogliono la stessa cosa: ritrovare la calma. Ci arrivano soltanto per strade opposte, ed è questa la vera difficoltà della coppia.

Tutte e due le persone sono in tensione, anche chi tace

Uno studio suggerisce che questo ciclo si gioca nel corpo, non solo nelle parole. Alcune coppie sposate da poco si preparavano a parlare di un motivo di conflitto mentre i ricercatori ne misuravano il cortisolo, un ormone dello stress. Nelle coppie in cui erano le mogli ad avere uno stile ansioso e i mariti uno stile evitante, il cortisolo saliva bruscamente in entrambe le persone già mentre aspettavano l’inizio della conversazione, per poi scendere in fretta (Beck et al., 2013). La persona con lo stile ansioso faticava a vedere che anche l’altra era in difficoltà, e la persona con lo stile evitante faticava a chiedere sostegno all’altra.

Una precisazione: nella combinazione opposta, con mariti ansiosi e mogli evitanti, questo picco non si è ripetuto, quindi conviene essere prudenti prima di estendere i risultati a ogni coppia. Ma per cogliere il punto principale non serve un laboratorio: l’agitazione c’è da tutte e due le parti, e una persona la mostra avvicinandosi mentre l’altra la mostra allontanandosi. La persona che resta in silenzio nella stanza accanto spesso è turbata quanto quella che manda il quinto messaggio di fila.

Ansioso ed evitante: due stili che si attraggono?

La psicologia divulgativa sostiene spesso che questi due stili finiscano inevitabilmente per incontrarsi. I dati sono più cauti. In uno studio a lungo termine su 354 coppie, gli stili delle due persone non si combinavano a caso: non c’era nemmeno una coppia formata da due persone con stile ansioso o da due con stile evitante (Kirkpatrick & Davis, 1994). Un’altra serie di studi, invece, non ha trovato segni di un’attrazione tra stile ansioso ed evitante: semmai, chi aveva uno stile ansioso trovava meno attraenti le persone con stile evitante (Frazier et al., 1996).

La risposta onesta, quindi, è che dipende dal campione e da cosa si è studiato: coppie reali o scelte fatte in un esperimento. Niente fa pensare a una regola del tipo «gli opposti si attraggono». È plausibile invece che all’inizio le qualità di una persona piacciano all’altra: a chi ha lo stile ansioso possono piacere la calma e l’indipendenza dell’altra persona, a chi ha lo stile evitante il calore e l’iniziativa. Il ciclo spesso compare più tardi, quando la vicinanza cresce e arrivano i primi disaccordi seri.

Stabile non vuol dire felice

In rete circolano due miti opposti: che queste coppie siano condannate e che siano la combinazione più stabile in assoluto. Il secondo nasce da uno studio in cui due gruppi avevano avuto sorprendentemente poche rotture in tre anni: uomini con uno stile evitante e donne con uno stile ansioso (Kirkpatrick & Davis, 1994). Ma questo risultato descrive ciascun gruppo per conto suo, non le coppie formate da una persona ansiosa e una evitante. E durare non equivale a stare bene: gli stessi partecipanti davano a queste relazioni voti piuttosto bassi.

Neanche il primo mito regge. In un grande studio su 1.014 coppie, la combinazione tra l’ansia di una persona e l’evitamento dell’altra non aveva un effetto proprio né sulla soddisfazione né sulla stabilità: contavano i livelli di ansia e di evitamento di ognuna delle due persone (Conradi et al., 2021). Gli autori precisano che questo non toglie importanza al ciclo di richiesta e ritiro. Resta il fatto che la riuscita di una relazione ansioso-evitante non la decidono le etichette: molto dipende da ciò che le due persone fanno quando il ciclo comincia.

Cosa aiuta a interrompere il ciclo

Se ti chiedi come far funzionare la relazione, ecco il risultato più incoraggiante delle ricerche sulle coppie: il modo di fare di una persona può ammorbidire le difese dell’altra (Simpson & Overall, 2014). Osservando 180 coppie in cui una persona chiedeva all’altra di cambiare qualcosa, i ricercatori hanno visto che chi aveva uno stile evitante mostrava meno rabbia e meno chiusura nei momenti in cui la richiesta arrivava con gentilezza, nel rispetto della sua indipendenza e con un segnale chiaro di stima (Overall et al., 2013).

  1. Dire quando si torna. Chi ha bisogno di allontanarsi dice subito quando tornerà: «tra un’ora» o «domani mattina». L’altra persona sa che la conversazione è rimandata, non annullata, e l’attesa pesa meno.

  2. Cominciare con delicatezza. Parti da ciò che provi e da un momento preciso: «sabato ho sentito la tua mancanza» invece di «non hai mai tempo». Così per chi ha uno stile evitante è più facile restare nella conversazione senza chiudersi a riccio.

  3. Piccoli segnali di contatto. Un breve «come stai?» a metà giornata, la promessa di sentirsi la sera. Per chi ha lo stile ansioso sono un appiglio, e a chi ha lo stile evitante costano pochissima fatica.

  4. Fare la propria parte. A chi ha lo stile ansioso fanno bene modi di calmarsi che non passino tutti dalla relazione: le amicizie, i propri interessi, abitudini rassicuranti. A chi ha lo stile evitante serve allenare l’apertura a piccole dosi, per esempio raccontando qualcosa di difficile prima che sia risolto.

E una regola vale più di tutte: parlate del ciclo quando non ci siete dentro. Nel pieno di una lite ogni spiegazione suona come un’accusa, mentre le stesse parole il giorno dopo arrivano in modo molto diverso.

Domande per una sera tranquilla

Tenete queste domande per una sera qualunque, quando l’atmosfera è serena e non c’è una discussione da vincere. Rispondete a turno e non contestate ciò che dice l’altra persona, anche quando vi sorprende: state scoprendo com’è il ciclo visto dall’altro lato.

  • «Cosa ti passa per la testa quando ci metto tanto a rispondere?»
  • «Cosa dico che ti fa sentire sotto pressione?»
  • «Di quanto tempo hai bisogno per calmarti dopo una lite?»
  • «Come capisco che la pausa è finita e possiamo riprendere il discorso?»
  • «Cosa ti fa sentire che ci sono, anche quando non siamo insieme?»
  • «Qual è la lite che facciamo sempre, e di solito come comincia?»

Le risposte vi saranno utili la prossima volta che il ciclo parte. Al posto delle congetture avrete parole dette con calma e accordi su cui appoggiarvi quando la situazione si fa dura.

Quando ha senso un aiuto esterno

Se il ciclo va avanti da mesi e la stanchezza pesa su voi due, vale la pena pensare a una terapia di coppia. Uno degli approcci più studiati, l’EFT (terapia di coppia focalizzata sulle emozioni), è nato dalla teoria dell’attaccamento e lavora proprio su cicli come questo. Una meta-analisi che riunisce 20 studi ha rilevato che in media le coppie miglioravano molto nel corso della terapia (Spengler et al., 2024). Possono funzionare anche altri approcci, purché vi sentiate a vostro agio con chi vi segue.

Se l’altra persona non se la sente di venire con te, puoi cominciare con una terapia individuale: anche una sola persona può cambiare la propria parte nel ciclo.

E c’è un limite che conta più di qualsiasi stile, in qualsiasi coppia. Umiliazioni, minacce, controllo o violenza da parte di chi ti sta accanto non si giustificano con lo stile di attaccamento, e non sono un «ciclo» da capire e accettare. Se succede, metti al primo posto la tua sicurezza e rivolgiti a persone di fiducia o a un servizio di aiuto.

Domande frequenti

  1. Una coppia ansioso-evitante può diventare più sicura?
    Sì, e la relazione stessa può essere il posto giusto perché succeda. Secondo un modello teorico, l’ansia si attenua nelle situazioni che rafforzano la fiducia in sé, e l’evitamento cala quando contare su chi ci è vicino si rivela sicuro e gratificante (Arriaga et al., 2018). È ancora un’ipotesi, ma descrive bene ciò che una coppia guadagna dalle promesse mantenute e dalle pause che non diventano sparizioni. Approfondisci come cambiano gli stili di attaccamento nel tempo.
  2. Come si capisce chi di noi tende all’ansia e chi all’evitamento?
    Il modo più affidabile è fare il test in due: misura ansia ed evitamento separatamente, e spesso si scopre che una persona ha punteggi alti su tutti e due gli assi, oppure su nessuno. Allora lo schema della coppia è più complesso di «chi insegue e chi si ritira». Anche il comportamento dà indizi: durante una lite, chi continua a scrivere e a cercare il dialogo, e chi tace e se ne va? Ma è un’osservazione, non il risultato di un test.
  3. Se ci riconosciamo in questo ciclo, dobbiamo lasciarci?
    Riconoscervi in questo ciclo non significa che la relazione non funzioni. Significa che avete davanti un problema a cui potete dare un nome e su cui potete lavorare: accordarvi su come vanno le pause, cambiare il modo di aprire le conversazioni difficili, chiedere aiuto in terapia. Se restare insieme o no lo decidete voi due, guardando la relazione nel suo complesso e non la combinazione degli stili. Se accanto all’altra persona provi paura o umiliazione, metti al primo posto la tua sicurezza.
  4. Si può interrompere il ciclo se ci prova una persona sola?
    In parte sì. Il ciclo si fa in due, quindi quando una persona cambia la sua mossa, per l’altra diventa più facile rispondere in modo diverso. Nelle osservazioni di coppie, una richiesta gentile riduceva in modo evidente la rabbia e la chiusura di chi aveva uno stile evitante (Overall et al., 2013). Ma una relazione che per anni si regge sugli sforzi di una sola persona sfinisce. Fai caso a quanta energia ti costa, e dillo ad alta voce.

Fonti (10)

  1. Arriaga X. B., Kumashiro M., Simpson J. A., Overall N. C. (2018). Revising working models across time: Relationship situations that enhance attachment security. Personality and Social Psychology Review, 22(1), 71-96.
  2. Beck L. A., Pietromonaco P. R., DeBuse C. J., Powers S. I., Sayer A. G. (2013). Spouses’ attachment pairings predict neuroendocrine, behavioral, and psychological responses to marital conflict. Journal of Personality and Social Psychology, 105(3), 388-424.
  3. Conradi H. J., Noordhof A., Kamphuis J. H. (2021). Satisfying and stable couple relationships: Attachment similarity across partners can partially buffer the negative effects of attachment insecurity. Journal of Marital and Family Therapy, 47(3), 682-697.
  4. Domingue R., Mollen D. (2009). Attachment and conflict communication in adult romantic relationships. Journal of Social and Personal Relationships, 26(5), 678-696.
  5. Frazier P. A., Byer A. L., Fischer A. R., Wright D. M., DeBord K. A. (1996). Adult attachment style and partner choice: Correlational and experimental findings. Personal Relationships, 3(2), 117-136.
  6. Kirkpatrick L. A., Davis K. E. (1994). Attachment style, gender, and relationship stability: A longitudinal analysis. Journal of Personality and Social Psychology, 66(3), 502-512.
  7. Millwood M., Waltz J. (2008). Demand-withdraw communication in couples: An attachment perspective. Journal of Couple & Relationship Therapy, 7(4), 297-320.
  8. Overall N. C., Simpson J. A., Struthers H. (2013). Buffering attachment-related avoidance: Softening emotional and behavioral defenses during conflict discussions. Journal of Personality and Social Psychology, 104(5), 854-871.
  9. Simpson J. A., Overall N. C. (2014). Partner buffering of attachment insecurity. Current Directions in Psychological Science, 23(1), 54-59.
  10. Spengler P. M., Lee N. A., Wiebe S. A., Wittenborn A. K. (2024). A comprehensive meta-analysis on the efficacy of emotionally focused couple therapy. Couple and Family Psychology: Research and Practice, 13(2), 81-99.

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