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Gli stili di attaccamento negli adulti

Gli stili di attaccamento descrivono come una persona vive la vicinanza: quanto teme di perderla e con quanta facilità si appoggia agli altri. In psicologia, negli adulti se ne distinguono di solito quattro, e a loro volta sono definiti da due assi: l’ansia e l’evitamento della vicinanza.

Testo: la redazione di ECRtest · Aggiornato il 5 ottobre 2026 · 9 minuti di lettura

In breve

  • Oggi i ricercatori descrivono di solito 4 stili di attaccamento negli adulti, non tre.
  • Lo stile è definito da due assi: l’ansia nelle relazioni e l’evitamento della vicinanza.
  • Gli stili sono zone di una mappa con passaggi graduali, non scatole separate.
  • Uno stile non è una diagnosi: descrive delle abitudini e cambia con l’esperienza.

Cosa significa attaccamento negli adulti

Lo psichiatra John Bowlby descrisse l’attaccamento come un sistema innato: quando ha paura, una persona cerca la vicinanza di chi può proteggerla e lì si sente al sicuro (Bowlby, 1969). Per i bambini piccoli di solito si tratta dei genitori; negli adulti il ruolo passa a chi si ama, alle amicizie strette e spesso anche ai genitori. Il sistema si accende con più forza nello stress, nella malattia o nella separazione.

Uno stile di attaccamento descrive il modo in cui questo sistema funziona di solito in una persona. Ad alcune persone viene facile chiedere sostegno e altrettanto facile passare del tempo lontane; altre temono di essere lasciate; altre ancora preferiscono cavarsela da sole. Queste abitudini nascono dall’esperienza, e la psicologia le studia da più di mezzo secolo, dai tempi di Bowlby.

Una precisazione sui bambini: il loro attaccamento si studia con metodi diversi, e le categorie dell’infanzia non corrispondono una a una agli stili adulti. Da qui in avanti la pagina parla degli adulti e di come funziona il sistema degli stili.

I quattro stili di attaccamento in breve

Ecco gli stili di attaccamento che si trovano negli adulti. Ognuno ha una pagina con segnali, cause e cambiamenti, quindi qui c’è solo l’essenziale. Gli ultimi tre vengono spesso detti insicuri. In letteratura a volte si usano altri nomi, come distanziante, preoccupato o timoroso, ma indicano le stesse quattro zone.

  1. Sicuro. Entrambi gli assi sotto la media. La vicinanza non spaventa, il tempo a distanza si vive con calma e chiedere sostegno viene facile. Tutto il resto nella pagina dello stile sicuro.

  2. Ansioso. Ansia sopra la media, evitamento sotto. Il legame sembra fragile, le pause inquietano e c’è bisogno di conferme ripetute. Come funziona lo spiega la panoramica sullo stile ansioso.

  3. Evitante. Evitamento sopra la media, ansia sotto. Contare su di sé viene più naturale che contare su qualcun altro, e una vicinanza intensa spinge a fare un passo indietro. Tutti i dettagli sullo stile evitante.

  4. Evitante timoroso. Entrambi gli assi sopra la media. Si cerca la vicinanza e insieme la si teme, da qui l’altalena «più vicino, poi più lontano». Molti lo chiamano disorganizzato, e la pagina dedicata a questo stile spiega cosa significa davvero.

Due assi invece di quattro scatole

Per molto tempo le persone sceglievano da sole il proprio stile: leggevano alcune descrizioni e indicavano quella in cui si riconoscevano di più. Alla fine degli anni Novanta alcuni ricercatori misero insieme decine di questionari e scoprirono che quasi tutti misuravano due cose: l’ansia e l’evitamento (Brennan et al., 1998). Il questionario ECR-R, su cui si basa il nostro test, è costruito su questi due assi (Fraley et al., 2000).

Studi successivi si chiesero se gli stili esistessero come gruppi separati di persone, e la risposta fu no: le persone si distribuiscono in modo continuo lungo gli assi, senza confini netti (Fraley et al., 2015). Per questo gli stili si capiscono meglio come zone di una mappa. Un punto può stare nel cuore di una zona o proprio sul bordo, e sono risultati diversi. Un punto nel cuore descrive uno schema che probabilmente riconoscerai subito; un punto vicino al bordo significa che due schemi si mescolano.

Quattro stili su due assi

Quattro stili su due assi
StileAnsiaEvitamentoQuota dei risultati
Sicurosotto la mediasotto la mediacirca il 32%
Ansiososopra la mediasotto la mediacirca il 18%
Evitantesotto la mediasopra la mediacirca il 19%
Evitante timorososopra la mediasopra la mediacirca il 31%

Le quote sono calcolate dalle norme di Fraley con la nostra regola: ogni confine passa per la media del suo asse.

AnsiosoEvitantetimorosoSicuroEvitante

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Il test misura entrambi gli assi e indica il tuo stile, più quelli vicini se il punto cade al confine.

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Come sono nati gli stili di attaccamento

Gli stili di attaccamento non sono nati dall’oggi al domani: la teoria si è sviluppata in circa trent’anni, dalle osservazioni sui bambini piccoli fino ai questionari per adulti. Ogni passaggio ha conservato ciò che funzionava e corretto ciò che non andava. Ecco le tappe principali.

  1. John Bowlby, 1969. Spiegò perché un bambino ha bisogno dell’attaccamento: la vicinanza di un adulto protegge, e la spinta verso di essa è radicata in noi quanto la fame. Bowlby non descriveva ancora gli stili, ma il sistema in sé.

  2. Mary Ainsworth, 1978. Descrisse gli esperimenti della Strange Situation: un bambino piccolo resta per poco con un estraneo, e i ricercatori osservano come accoglie la madre al suo ritorno. Il suo libro del 1978 presentava tre schemi: sicuro, evitante e ansioso-ambivalente (Ainsworth et al., 1978).

  3. Cindy Hazan e Phillip Shaver, 1987. Portarono l’idea nell’amore adulto. I lettori di un quotidiano sceglievano quale di tre brevi descrizioni li rappresentasse meglio, e la distribuzione somigliava molto a quella osservata nei bambini (Hazan & Shaver, 1987).

  4. Mary Main e Judith Solomon, 1990. Notarono che il comportamento di alcuni bambini non rientrava in nessuno schema: si muovevano verso la madre e poi si bloccavano. Così si aggiunse una quarta categoria dell’infanzia, quella disorganizzata (Main & Solomon, 1990).

  5. Kim Bartholomew, 1991. Divise l’evitamento adulto in due tipi: uno calmo, con una visione positiva di sé, e uno timoroso, con dubbi su di sé. Così gli stili adulti diventarono quattro (Bartholomew & Horowitz, 1991).

  6. Scale invece di descrizioni, 1998. Alla scelta di una descrizione subentrò la misurazione: prima la ECR (Brennan et al., 1998), poi la ECR-R, che misura ogni asse con 18 affermazioni e confronta i punteggi con le norme di un ampio campione (Fraley et al., 2000).

Perché quattro stili e non tre

Gli articoli divulgativi elencano ancora spesso tre stili: sicuro, ansioso ed evitante. È lo schema di Hazan e Shaver, ripreso dalle osservazioni sui bambini, e molti siti lo usano ancora oggi. Ma già all’inizio degli anni Novanta era chiaro che un’unica etichetta «evitante» nascondeva due esperienze diverse (Bartholomew, 1990).

Per una persona la distanza è facile: ha fiducia in sé ed è abituata a fare a meno di una vicinanza costante. Un’altra tiene la distanza per paura: desidera la vicinanza ma si aspetta di esserne ferita. Da fuori si somigliano; da dentro sono quasi opposte, e hanno bisogno di aiuti diversi.

Due assi creano naturalmente quattro zone, ed è per questo che la mappa ha quattro stili. L’evitamento timoroso però non coincide con l’attaccamento disorganizzato, che si individua osservando i bambini piccoli o con un’intervista strutturata agli adulti; i risultati di intervista e questionario quasi non si sovrappongono (Roisman et al., 2007). Per questo i nostri risultati usano quattro stili, non tre, ed è anche il motivo per cui qui ogni stile ha una sua pagina.

La zona di confine: quando uno stile non basta

I confini tra le zone passano per i valori medi delle norme di Fraley. Se un punto è molto vicino a un confine, entro un quarto della deviazione standard dell’asse, un’etichetta sola sarebbe una forzatura, quindi nel risultato compaiono anche gli stili vicini. Succede a circa il 34% delle persone: non è raro.

Uno stile può anche cambiare da una relazione all’altra. La prima parte del test chiede delle relazioni sentimentali; la seconda chiede, una per una, delle persone più vicine in generale, di tua madre, di tuo padre e di un’amicizia. Spesso l’attaccamento è sicuro con una persona e ansioso con un’altra (Fraley et al., 2011). Per questo uno stile si capisce meglio come una descrizione del tuo modo di vivere la vicinanza adesso, non come un tratto per tutta la vita. Tra sei mesi il tuo punto potrebbe trovarsi altrove.

Un risultato di confine non è un errore del test. Dice che conosci entrambi gli schemi vicini, e vale la pena leggere le pagine di entrambi: spesso le persone si riconoscono con più precisione proprio in quella combinazione, più che in una singola etichetta.

Domande frequenti

  1. Qual è lo stile di attaccamento più diffuso?
    Dipende da come si conta. Nei sondaggi in cui le persone scelgono una di tre descrizioni, vince lo stile sicuro: il 59% in un campione statunitense (Mickelson et al., 1997). Quando i due assi vengono divisi in corrispondenza dei valori medi delle norme di Fraley, sicuro ed evitante timoroso risultano più o meno alla pari, circa un terzo ciascuno.
  2. Qual è lo stile di attaccamento migliore?
    Le relazioni tendono a funzionare meglio con uno stile sicuro: nelle ricerche ansia ed evitamento sono legati a relazioni meno soddisfacenti (Li & Chan, 2012). Ma non è un verdetto su una persona. Ogni stile un tempo ha aiutato qualcuno ad adattarsi al suo ambiente, ognuno ha punti di forza e ognuno può cambiare.
  3. Gli stili di attaccamento li ha definiti Bowlby?
    Bowlby non divideva le persone in stili: descriveva l’attaccamento come un sistema che tutti hanno. Gli stili arrivarono dopo, con le osservazioni di Mary Ainsworth sui bambini piccoli, e quelli adulti ancora più tardi, con Hazan e Shaver e con Bartholomew. Quindi «i quattro stili di Bowlby» è un’espressione imprecisa: i quattro stili adulti sono venuti dopo.
  4. Lo stile di attaccamento è la stessa cosa della personalità?
    I tratti di personalità descrivono una persona in generale, mentre l’attaccamento riguarda proprio le relazioni strette: la paura di perdere qualcuno e la disponibilità ad appoggiarsi. I legami con i tratti di personalità esistono, ma sono moderati (Noftle & Shaver, 2006). Così anche una persona molto estroversa può avere uno stile evitante.

Le pagine dei quattro stili

Fonti

  1. Bowlby J. (1969). Attachment and Loss: Vol. 1. Attachment. New York: Basic Books.
  2. Ainsworth M. D. S., Blehar M. C., Waters E., Wall S. (1978). Patterns of Attachment: A Psychological Study of the Strange Situation. Hillsdale, NJ: Erlbaum.
  3. Hazan C., Shaver P. (1987). Romantic love conceptualized as an attachment process. Journal of Personality and Social Psychology, 52(3), 511-524.
  4. Bartholomew K. (1990). Avoidance of intimacy: An attachment perspective. Journal of Social and Personal Relationships, 7(2), 147-178.
  5. Main M., Solomon J. (1990). Procedures for identifying infants as disorganized/disoriented during the Ainsworth Strange Situation. In M. T. Greenberg, D. Cicchetti, E. M. Cummings (Eds.), Attachment in the preschool years: Theory, research, and intervention (pp. 121-160). Chicago: University of Chicago Press.
  6. Bartholomew K., Horowitz L. M. (1991). Attachment styles among young adults: A test of a four-category model. Journal of Personality and Social Psychology, 61(2), 226-244.
  7. Mickelson K. D., Kessler R. C., Shaver P. R. (1997). Adult attachment in a nationally representative sample. Journal of Personality and Social Psychology, 73(5), 1092-1106.
  8. Brennan K. A., Clark C. L., Shaver P. R. (1998). Self-report measurement of adult attachment: An integrative overview. In J. A. Simpson, W. S. Rholes (Eds.), Attachment theory and close relationships (pp. 46-76). New York: Guilford Press.
  9. Fraley R. C., Waller N. G., Brennan K. A. (2000). An item response theory analysis of self-report measures of adult attachment. Journal of Personality and Social Psychology, 78(2), 350-365.
  10. Noftle E. E., Shaver P. R. (2006). Attachment dimensions and the big five personality traits. Journal of Research in Personality, 40(2), 179-208.
  11. Roisman G. I., Holland A., Fortuna K., Fraley R. C., Clausell E., Clarke A. (2007). The Adult Attachment Interview and self-reports of attachment style: An empirical rapprochement. Journal of Personality and Social Psychology, 92(4), 678-697.
  12. Fraley R. C., Heffernan M. E., Vicary A. M., Brumbaugh C. C. (2011). The Experiences in Close Relationships - Relationship Structures Questionnaire. Psychological Assessment, 23(3), 615-625.
  13. Li T., Chan D. K.-S. (2012). How anxious and avoidant attachment affect romantic relationship quality differently: A meta-analytic review. European Journal of Social Psychology, 42(4), 406-419.
  14. Fraley R. C., Hudson N. W., Heffernan M. E., Segal N. (2015). Are adult attachment styles categorical or dimensional? A taxometric analysis of general and relationship-specific attachment orientations. Journal of Personality and Social Psychology, 109(2), 354-368.

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